La TRAMA della CURA Sonora: Burri, Jung, Lacan, Bion e l'integrazione del Soggetto

22.01.2026

È noto che il processo di creazione artistica (come nella musicoterapia) possa essere letto come una alchemica trasformazione profonda della materia. Per Alberto Burri artista e pittore, l'opera non nasceva dal nulla, ma dalla manipolazione di materiali usurati o lacerati. In musicoterapia, questa poiesis si traduce nella capacità di trasformare la 'rovina' psico\emotiva in un nuovo inizio, trattando il suono non come decorazione, ma come materia da integrare.

Articolo Blog  creato e curato da Simone Rizzardi (musicoterapeuta) 


La Redenzione della Materia Sonora

Ciò che interessa di Burri è la sua capacità di rendere sacro il "Sacco" o la "Combustione". 

Non cerca una perfezione astratta, ma lavora sulla materia: il detrito, il resto, il lembo di stoffa strappata. 

In ambito clinico, questo corrisponde a ciò che quella estetica musicale spesso liquida come scarto: un'emissione vocale frammentata, un silenzio ostinato o una disarmonia ritmica.

Come ci insegna la musicoterapia di orientamento improvvisativo di Kenneth Bruscia, la trasformazione è già presente nel sintomo. 

Non è la musica sublime che prende il posto della sofferenza, ma è la sofferenza stessa che, se abitata e messa in forma, rivela la propria risonanza.


Come direbbe Lacan, il Reale, quel nucleo che sfugge alla parola non va rimosso, ma "bordato", circondato di senso. 

La luce della cura è già tutta nell'ombra della ferita, perché l'ombra non è il contrario della luce, ma la sua stessa essenza.


Allo stesso modo, l'armonia della relazione vive già nel grido più aspro, poiché la musica non è l'assenza del rumore, ma la sua metamorfosi più profonda.


"In questa prospettiva, la cura non è mai l'aggiunta di una forma estranea, poiché, come ci ricorda Jung, solo ciò che siamo realmente ha il potere di guarirci."




➤  Trame Sonore: Oltre lo Scarto

Dovremmo distinguere con cura la dimensione del "resto" da quella dello scarto. 

Nelle opere di Burri, il frammento non viene mai buttato: viene conservato, teso su un telaio, intrecciato. Significa che il resto non è un rifiuto.

Nella clinica di Tony Wigram (musicoterapeuta e ricercatore), questo si traduce nel dare valore a ogni minima produzione del paziente, anche la più dissonante. 

Se nella "stecca" o nell'urto sonoro c'è già la scintilla del Sé, allora il processo terapeutico non implica una sostituzione di materie, quanto piuttosto un cambio di ascolto.


Il vissuto non è destinato a sparire, ma a diventare, attraverso la forma sonora, una nuova trama.


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La Lacerazione e la Catastrofe Necessaria

Ogni processo di trasformazione coinvolge un momento di lacerazione: è l'istante in cui la materia sonora si spezza, perdendo la sua funzione rassicurante


In musicoterapia, questa è la fase dello scontro tra suono e silenzio, tra struttura e libertà, tra conosciuto e improvvisazione.

La forma acquista forza solo se proviene da questo strappo, dove l'Ego tende a dissolversi per lasciare spazio all'emergere di una nuova soggettività.


Secondo Bion, saremmo qui al cuore dell'esperienza trasformativa: ogni cambiamento è necessariamente catastrofico perché intacca l'ordine stabilito del quadro della realtà e del principio di identità sul quale si sostiene il nostro Ego, spingendo la conoscenza a liberarsi dalle sue false certezze per inoltrarsi verso l'ignoto. 


Per questa ragione, la catastrofe viene avvertita sin dall'inizio di ogni lavoro clinico: quando si comincia un'improvvisazione, se ne percepisce già la possibile distruzione

Non c'è trasformazione possibile se non a partire da questa sospensione generativa.

Il Vuoto Fertile

Perché l'arte (e la cura) realizzi il suo miracolo, deve saper dare una forma nuova alla rottura, trasfigurando la cicatrice in poesia, in musica. 

Bisogna separarsi dai cliché e dalle "musiche parassite" che saturano lo spazio clinico. 

Si tratta di rendere il silenzio della seduta una tela bianca, un "vuoto assoluto".

Come per Burri la ferita del sacco rosso diventa il fulcro dell'opera, così in musicoterapia è solo a partire dall'esperienza di un'assenza, di una solitudine radicale, che può sorgere una nuova presenza. 

La trasformazione non è un trucco magico, ma un rigoroso lavoro di tessitura della materia sonora, dove l'atonalità del vissuto, finalmente, "trova lo spazio per fiorire".


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Simone Rizzardi

Founder Musicoterapiaviva.it

✪ Musicoterapeuta, Operatore e Consulente nel Benessere del suono.

Esperto di applicazioni della musica in contesti Clinici e di Crescita personale. ✪ Musicista

e appassionato della Valorizzazione dei Talenti delle persone - Scopri chi è Simone