Musicoterapia e AUTISMO

05.04.2022

Il ritmo come integratore sensoriale. 


"Se c'è ritmo il mondo è più comprensibile"

Simone Rizzardi - MusicoterapiaViva.it

Le cause dell'Autismo? Ancora oggi non vi è una teoria unificante che possa spiegare la sindrome secondo un modello lineare causa - effetto.(*)

Nel mondo della musicoterapia, i bisogni comportamentali, sociali e comunicativi nel disturbo dello spettro autistico sono stati spesso al centro della ricerca e del trattamento, rinforzando 'l'alleanza' tra Autismo e musicoterapia.

I bisogni sensoriali, invece sono stati marginalmente studiati, ma non a livello dei dominanti aspetti relazionali. 

Tuttavia, poiché la comprensione dell'autismo è in continua evoluzione, è importante un costante aggiornamento di informazioni per comprendere il cambiamento di prospettiva da un disturbo socio-comportamentale a un disturbo neurobiologico che include nel suo corollario diagnostico anche un deficit senso motorio sottostante.


È sempre più evidente, che si ha a che fare con una serie di cause organiche probabilmente associate ad altre secondare di natura psicologica ed ambientale, che si sviluppano, a partire dai primi mesi di vita. 

I dati che emergono dalle ricerche neurobiologiche sono diversificati e lasciano ipotizzare che possano esistere dei sottogruppi con lesioni differenti e, comunque, non esiste nessuna teoria condivisa da tutti i ricercatori in grado di spiegare lo spettro autistico. 

Gli studi recenti sperimentali che possono interessare un contesto di autismo e musicoterapia, distinguono:

✪  alterazioni strutturali e funzionali del sistema nervoso centrale;

✪  fattori genetici;

✪  evidenze biochimiche;

altre ipotesi sulle concause dell'autismo.

Quello che oggi voglio far emergere riguarda un aspetto tra i tanti trattati nel riguardo del rapporto musicoterapia e autismo . 

Non ha la pretesa di catalogarlo come principale o unico, ma vuole aprire un focus che possa tracciare un ponte tra gli aspetti teorici e quelli strategici operativi, che ci troviamo, in qualità di professionisti della musicoterapia ad affrontare quotidianamente. 

Mi riferisco ai deficit di elaborazione sensoriale e di pianificazione motoria, quali possibili fattori 'sottostanti' che contribuiscono alle sfide comportamentali, sociali e comunicative che le persone con autismo possono sperimentare quotidianamente (Hardy & LaGasse, 2013).


I deficit di elaborazione sensoriale sono presenti negli individui con spettro autistico (American Psychiatric Association [APA], 2013) e si manifestano come comportamenti diversificati di ricerca ed attrazione sensoriale e\o di evitamento sensoriale (Baranek, et al., 2007; Baranek, et al., 2006).

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I deficit nell'integrazione sensoriale sono più generalmente indicati come disfunzioni sensoriali (Ayres, 1972). 


La disfunzione sensoriale si riferisce all'incapacità di organizzare gli input sensoriali dall'ambiente e dal proprio corpo in modo adattivo utile a consentire di rispondere, muoversi e districarsi efficacemente all'interno dell'ambiente stesso. 


La ricerca suggerisce che la disfunzione sensoriale è prevalente in almeno il 70% degli individui con spettro Autistico (Adamson, O'Hare, & Graham, 2006; Greenspan & Wieder, 1997; Mayes & Calhoun, 1999; Tomchek & Dunn, 2007). 

Inoltre, i risultati dello studio indicano queste persone possono presentare una disfunzione nell'integrare specificamente l'input propriocettivo (Blanche, Reinoso, Chang e Bodison, 2012).
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La ricerca cita che la disfunzione sensoriale presente può essere dovuta a differenze cerebellari (Allen & Courchegne, 2003). 


Il cervelletto è coinvolto nell'elaborazione dell'input sensoriale, incluso l'input propriocettivo, e nella modulazione appropriata delle risposte. 

Tuttavia, mentre sono presenti differenze cerebellari nell'ASD, le capacità di sincronizzazione ritmica hanno dimostrato di non essere influenzate nei bambini e negli adulti con anomalie cerebellari (Molinari et al., 2005).

Poiché il ritmo viene elaborato all'interno del cervelletto e il feedback uditivo dall'ambiente può essere utilizzato per aiutare nel controllo muscolare propriocettivo (Thaut, Kenyon, Schauer e McIntosh, 1999), le funzioni di elaborazione del ritmo intatte possono avere implicazioni sull'integrazione sensoriale.

Inoltre, gli input uditivi e propriocettivi possono 'collaborare' per ottimizzare l'integrazione sensoriale.


La ricerca illustra che il cervelletto è citato come una struttura neurale primaria coinvolta nella propriocezione e nell'elaborazione del ritmo, il che implica che l'input propriocettivo e gli stimoli ritmici possono essere utilizzati per indirizzare l'attivazione all'interno del cervelletto.

La presentazione di input multisensoriali, in particolare la combinazione di input tattili e propriocettivi, che si basa su regioni neurali simili ha portato a risposte neurali intensificate (Kavounoudias et al., 2008).  


Pertanto, la combinazione di input propriocettivo con stimoli ritmici, entrambi elaborati in regioni neurali simili, potrebbe migliorare l'elaborazione neurale di tali stimoli (Bruce, Desimone e Gross, 1981; Downar et al., 2000; Kavounoudias et al., 2008; Macaluso & Autista 2001).

Ulteriori studi hanno suggerito che la combinazione di input propriocettivi e ritmici promuove e ottimizza l'integrazione sensoriale facendo appello a più canali percettivi all'interno della corteccia cerebrale (Bruce, Desimone e Gross, 1981; Downar et al., 2000; Kavounoudias et al., 2008; Macaluso & Driver 2001; Thaut, 1984). 

In altre parole, poiché l'evidenza suggerisce che l'input propriocettivo e gli stimoli ritmici migliorano l'autoregolazione e l'elaborazione neurale, questi stimoli in combinazione possono avere effetti positivi sull'integrazione sensoriale.

Pertanto, i musicoterapeuti hanno a loro disposizione uno strumento integrale ed integratore che può essere una chiave per migliorare l'integrazione sensoriale negli individui con ASD: il ritmo. 


Gli stimoli ritmici uditivi possono influenzare il modo in cui altri stimoli vengono percepiti e integrati, il che può in definitiva aiutare a modulare le risposte adattative (Ayres, 1972; James et al., 1985).

Attualmente, non esistono molte ricerche che esaminino gli effetti combinati degli stimoli uditivi ritmici con altri input sensoriali per migliorare l'integrazione sensoriale negli individui con ASD.

Il ritmo può fornire tuttavia una struttura attraverso cui uno stimolo temporale organizzato permette di:

✪ migliorare la concentrazione cognitiva,

✪ creare un senso di aspettativa

✪ fornire uno strato aggiuntivo di stimolazione sensoriale che impegna ulteriormente il cervelletto e migliora l'integrazione sensoriale (Lockhart, 2017).


I musicoterapeuti possono aiutare nell'integrazione sensoriale fornendo interventi che incorporano input multisensoriali e, in particolare, utilizzano l'elemento ritmo come struttura fondamentale di base.

All'interno di un intervento di musicoterapia, ciò potrebbe comportare di utilizzare strategie operative che inglobino gli aspetti ritmici con quelli di movimento, equilibrio, (dove possibile) contatto .

Una idea per poter comprendere la dinamica potrebbe essere quella di far rimbalzare o rotolare il soggetto su una palla Bobath , fornire gradi di pressione differenti nelle varie parti del corpo o utilizzare qualsiasi altro movimento o intervento di pianificazione motoria combinato con stimoli ritmici uditivi sotto forma di metronomo o suoni\musica dal vivo o registrazione appropriata . (Considerando che spesso la musica può essere percepita come complessa o articolata, con il rischio di confondere e non percepire il dato ritmico.)

Strutture ritmiche che sono ripetitive e semplici, che utilizzano principalmente forme binarie, e utilizzano lo stesso metro e tempo simile durante l'intervento, si sono attualmente rivelate le più vantaggiose 

(Hardy & LaGasse, 2013; Hardy, 2016; Kalas, 2012; Molinari , Leggio, & Thaut, 2007; Stevens & Byron, 2009; Thaut, Kenyon, Schauer, & McIntosh, 1999).


Gli esperti della Musicoterapia , lavorano con queste tipologie di popolazioni sono costantemente chiamati ad elaborare interventi che tengano in considerazione gli aspetti comunicativi, espressivi, comportamentali, sensoriali.

Si tratta di creare per ogni occasione un setting adattato alla persona, che tenga conto del quadro patologico e dei bisogni dell'individuo. 

Integrare strategie e strumenti di lavoro nel concreto di una seduta, rimanendo fedeli alle teorie di riferimento richiede una costante rielaborazione della pianificazione degli obiettivi e un riadattamento del modo di condurre l'incontro che non può non considerare la continua ricerca in questo campo.

I musicoterapeuti sono chiamati ad una attenta osservazione ed analisi dei diversi casi e soprattutto dei

comportamenti di ricerca sensoriale che osservano nei loro clienti con spettro dell'autismo. Questi comportamenti hanno uno scopo e, invece di impedire ad una persona di 'congelarsi' e 'chiudersi', serve essere creativi e pensare a modi in cui si possa ottimizzare l'esperienza di integrazione sensoriale in modo funzionale e adattivo senza tralasciare l'aspetto relazionale del contesto Musicoterapico.

(www.musicoterapiaviva.it)


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(*)La natura del Disturbo, infatti, coinvolgendo i complessi rapporti mente-cervello, non rende possibile il riferimento al modello sequenziale etiopatogenetico, comunemente adottato nelle discipline mediche:

etiologia --> anatomia patologica --> patogenesi --> sintomatologia (Rapire, 2004).

Va, inoltre, considerato che l'autismo, quale sindrome definita in termini esclusivamente

comportamentali, si configura come la via comune di situazioni patologiche di svariata

natura e con diversa etiologia (Baird et al., 2003). Per rimanere nell'ambito di una

terminologia "medica", la etiologia, l'anatomia patologica e la patogenesi si pongono - per

quel che riguarda l'autismo - come tre aree di ricerca ancora distinte, in quanto i rapporti

causali fra di esse restano attualmente indefiniti.

Per cercare di leggere l'innumerevole letteratura dedicata all'argomento è utile far riferimento

a queste tre aree di ricerca, all'intemo delle quali i vari studi possono essere collocati. Tale

aree possono essere indicate nel modo seguente:

l. i modelli interpretativi della clinica (= la patogenesi),

2. le basi neurobiologiche ( l"anatomia patologica),

3. i fattori causali (= l'etiologia).

Simone Rizzardi 

Founder Musicoterapiaviva.it

Musicoterapista, Operatore e Consulente nel Benessere del suono.

Esperto di applicazioni della musica in contesti Clinici e di Crescita personale. Musicista

e appassionato della Valorizzazione dei Talenti delle persone